DAZI USA, SERVE UN EUROPA CHE DIFENDA AZIENDE E LAVORO
DAZI USA, SERVE UN EUROPA CHE DIFENDA AZIENDE E LAVORO

Con l’entrata in vigore dei nuovi dazi annunciati dal Presidente Trump sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, il mondo dell’artigianato veneto si trova a fronteggiare una delle sfide più dure degli ultimi anni. 

Il rischio è concreto: interi comparti produttivi regionali, dalla moda al vino, dall’agroalimentare alla meccanica, potrebbero vedere compromesse le proprie prospettive di crescita e tenuta occupazionale e così vale per tutto l'indotto.

A lanciare l’allarme è Andrea Prando, Segretario Generale di Casartigiani Veneto, che non usa mezzi termini:

«Per le imprese artigiane del nostro territorio questi dazi rappresentano un colpo durissimo. Gli Stati Uniti sono un mercato fondamentale per le nostre eccellenze, apprezzate per qualità, stile e autenticità. Se diventano meno competitive a causa di barriere commerciali, il danno sarà immediato e profondo, non solo sul piano economico, ma anche su quello occupazionale e sociale».

 

Moda in affanno, identità sotto assedio

Il settore moda, storicamente trainante per l’artigianato veneto, mostra già segni di affanno. Nei primi nove mesi del 2024, l’export ha raggiunto 8,2 miliardi di euro, ma con una preoccupante flessione del 7,2% rispetto al 2023. Abbigliamento, calzature e pelletteria rischiano ora una contrazione ancora più marcata, colpendo in particolare i distretti artigiani del veronese e della Riviera del Brenta.

«La moda non è solo business – sottolinea Prando – ma è un simbolo del nostro saper fare, della cultura produttiva veneta. Ogni laboratorio, ogni bottega rappresenta un pezzo di identità che ora rischia di spegnersi».

 

Agroalimentare e vino: eccellenze nel mirino

Anche il comparto agroalimentare artigiano, uno dei più dinamici e simbolici del Made in Veneto, è sotto pressione. Il vino, in particolare, rappresenta circa il 10% delle esportazioni regionali verso gli USA: 708 milioni di euro nel 2024, con una crescita del 15,5% rispetto all’anno precedente. Una performance che potrebbe essere spazzata via se i dazi colpissero i prodotti DOP e IGP, dai prosecco ai rossi da invecchiamento.

Accanto al vino, migliaia di microimprese artigiane che operano nella trasformazione alimentare – dai caseifici ai salumifici, dalle conserve ai pastifici – temono un repentino calo delle commesse.

 

Automotive e componentistica: un indotto fragile

Non meno esposto è il comparto automotive, che in Veneto comprende centinaia di officine, aziende meccaniche, artigiani specializzati nella produzione di componenti di precisione e trasformazioni su misura. I dazi al 25% sulle auto e sui pezzi di ricambio mettono a rischio l’intera catena di subfornitura, spesso costruita su rapporti stabili con partner statunitensi o europei con attività oltre Atlantico.

A livello nazionale, si stima che l’impatto possa raggiungere 2 miliardi di euro di perdite sull’export, con effetti diretti sull’occupazione e sulla tenuta delle piccole imprese.

 

L’Europa che manca

Se i dazi sono una minaccia tangibile, ancor più grave – secondo Casartigiani – è l’assenza di una risposta coordinata da parte dell’Unione Europea. In un momento in cui la domanda interna nel continente è in contrazione, non si può lasciare che il tessuto produttivo artigiano venga sacrificato.

«Serve un’Europa che torni a investire nella manifattura, nella produzione reale, nella microimpresa – afferma Prando –. Non bastano più slogan: servono sgravi fiscali, fondi per l’internazionalizzazione, strumenti reali per aprire nuovi mercati e accompagnare le aziende. E soprattutto serve un’azione politica forte per difendere il Made in Italy dai colpi di una geopolitica commerciale sempre più aggressiva».

 

Un appello all’unità della categoria

«L’artigianato è il cuore della nostra economia, e come tale va protetto. Non possiamo permetterci di affrontare questa sfida divisi. Lavoriamo insieme – conclude il Segretario Generale – per un’Europa più forte, più giusta e più attenta a chi produce valore con le mani e con la testa, ogni giorno, nei laboratori delle nostre città».